Da Lerner a Saviano, quel regalo ai carnefici di Hamas

Impossibile fare peggio di così. Roberto Saviano, Gad Lerner e gli altri firmatari dell'appello contro Israele sono riusciti a toccare il fondo, cioè mettere nero su bianco un'iniziativa che conduce ad un solo risultato concreto: fornire ai carnefici di Hamas uno strumento politico utilissimo alla loro causa di morte, cioè indicare al mondo che i cattivi sono a Gerusalemme e TelAviv, che il governo guidato da Netanyahu è il vero mostro in terra di Palestina, che oggi gli ebrei sono impegnati in uno sforzo di «pulizia etnica» (citazione testuale dal manifesto pubblicato). Quindi il problema non è la mostruosa volontà di progettazione ed esecuzione del 7 ottobre, il giorno più tragico dalla fondazione d'Israele a oggi, un giorno nel quale una violenza spaventosa si rovescia su giovani a un raduno musicale e famiglie inermi nelle proprie case: il problema è Israele. Quindi gli aguzzini non sono i dirigenti di Hamas che hanno concepito, ordinato, eseguito, ripreso con telecamere ed esaltat

Da Lerner a Saviano, quel regalo ai carnefici di Hamas

Impossibile fare peggio di così. Roberto Saviano, Gad Lerner e gli altri firmatari dell'appello contro Israele sono riusciti a toccare il fondo, cioè mettere nero su bianco un'iniziativa che conduce ad un solo risultato concreto: fornire ai carnefici di Hamas uno strumento politico utilissimo alla loro causa di morte, cioè indicare al mondo che i cattivi sono a Gerusalemme e TelAviv, che il governo guidato da Netanyahu è il vero mostro in terra di Palestina, che oggi gli ebrei sono impegnati in uno sforzo di «pulizia etnica» (citazione testuale dal manifesto pubblicato). Quindi il problema non è la mostruosa volontà di progettazione ed esecuzione del 7 ottobre, il giorno più tragico dalla fondazione d'Israele a oggi, un giorno nel quale una violenza spaventosa si rovescia su giovani a un raduno musicale e famiglie inermi nelle proprie case: il problema è Israele. Quindi gli aguzzini non sono i dirigenti di Hamas che hanno concepito, ordinato, eseguito, ripreso con telecamere ed esaltato violenze di ogni genere verso bambini, donne, anziani. È Israele che mostra il suo lato violento.

 

 

Quindi non conta sapere che proprio in queste ore Hamas restituisce cadaveri (divenuti tali durante la prigionia) in numero di quattro per volta, mentre Israele libera centinaia di detenuti, spesso con responsabilità gravissime. La colpa è comunque d'Israele. Quindi passa in secondo piano il fatto indiscutibile, documentato all'inverosimile nonché evidente a chiunque usi il lume della ragione, per cui le distruzioni a Gaza hanno un responsabile unico e preciso, cioè quel movimento politico-militare chiamato Hamas che ha conquistato con violenza (decine e decine di morti tra gli avversari politici) il potere ed ha deciso, una volta divenuto impopolare per corruzione e cattiva gestione, di scatenare una guerra priva di qualunque senso, qualunque sbocco, qualunque logica. È Israele che non sa stare al suo posto, quello della vittima designata. Quindi scivola nel nulla l'evidente scelta strategica di Hamas di combattere confondendosi con la popolazione, mettendo i depositi di armi sotto gli ospedali e le scuole, usando donne e bambini come scudi umani anziché tenerli alla larga dai combattimenti.

 

 

Israele vuole la «pulizia etnica» e non c'è altro da dire. Peccato che proprio Israele vent'anni fa lascia Gaza al governo palestinese, tollerando ogni tipo di traffico al confine con l'Egitto, fingendo di non vedere la costruzione dei tunnel, incoraggiando l'ingresso in Israele di centinaia di lavoratori di Gaza ogni singolo giorno. I firmatari sono sordi e ciechi di fronte alle agghiaccianti decisioni di una leadership palestinese che ha scientemente agito contro il suo popolo, in omaggio alla convinzione che solo la rabbia collettiva avrebbe messo in secondo piano le manchevolezze di quella classe dirigente. Oggi Hamas ha un gruppo di ferventi fiancheggiatori, i firmatari di questo appello. A nulla servirà però, l'hanno capito persino quasi tutti i governanti che contano in Medio Oriente, non a caso dalla parte d'Israele con evidente convinzione.

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